
Il Passaporto digitale di prodotto (DPP) non è solo un obbligo di conformità ma può diventare un’infrastruttura operativa e finanziaria.
Il vero potenziale del DPP emerge quando i dati affidabili del prodotto smettono di essere informazioni passive e diventano abilitatori di processi aziendali, operativi e finanziari.
Integrando un Controlled Logic Layer, che definisce digitalmente regole e condizioni di esecuzione, con infrastrutture di settlement tokenizzate, che consentono di regolare i pagamenti tramite asset digitali, diventa possibile subordinare pagamenti, finanziamenti e garanzie al verificarsi di eventi concreti e verificabili lungo la filiera. Una consegna confermata, una manutenzione registrata o il superamento di un test di conformità possono attivare le transazioni finanziarie.
Questo approccio connette direttamente il ciclo di vita fisico del prodotto con i processi operativi e bancari regolamentati, riducendo i tempi di riconciliazione e il rischio di contenziosi.
Nel nostro ultimo articolo, approfondiamo l’architettura tecnica necessaria per trasformare i dati di filiera in processi aziendali programmabili e auditabili.
Negli ultimi tempi KNOBS ha affrontato due sviluppi di grande rilievo, spesso trattati separatamente: da un lato i Passaporti Digitali di Prodotto (DPP) e il loro possibile ruolo di nuovo livello di fiducia per i prodotti; dall’altro Pontes e Appia, che segnalano la direzione presa dall’Europa verso il regolamento finanziario tokenizzato. Il DPP è un registro digitale strutturato che raccoglie informazioni sul prodotto, tra cui, a titolo non esaustivo, l’origine, i materiali e persino le certificazioni di conformità e gli eventi del ciclo di vita. Pontes e Appia, da una prospettiva diversa, indicano invece la strada verso la tokenizzazione delle normali transazioni finanziarie quotidiane.
Alla luce di ciò, la questione non è più come un’azienda possa dimostrare la sostenibilità o la conformità di un prodotto, e non riguarda soltanto il regolamento finanziario delle transazioni tokenizzate. La domanda davvero interessante è un’altra: che cosa accade quando a innescare una transazione finanziaria sono dati di prodotto verificati? In parole più semplici: quando lo stato digitale di un prodotto diventa una condizione di pagamento?
Prendiamo un caso semplice. Un lotto di celle per batterie lascia uno stabilimento del Nord Italia. A ciascuna batteria è associato un DPP che contiene un identificativo univoco dell’articolo e alcune informazioni di base, come l’impronta di carbonio e i dati di conformità. Dopo pochi giorni il lotto arriva nello stabilimento di un assemblatore automobilistico in Germania. La consegna viene confermata una volta verificato, attraverso i dati del DPP, il rispetto dei requisiti normativi e contrattuali. A quel punto i dati pertinenti vengono aggiornati e viene generata automaticamente un’istruzione di pagamento.
In questo scenario, ciò che conta non è l’ipotesi che le fatture scompaiano da un giorno all’altro, né il vantaggio evidente dell’uso della tecnologia blockchain, ma il fatto che i dati di prodotto verificati diventino utilizzabili a livello operativo. Il concetto è chiaro: quando i dati di prodotto sono affidabili, possono attivare processi di business, come pagamenti, regolamenti, coperture assicurative, garanzie e flussi di conformità. Ne potrebbe nascere un nuovo livello di infrastruttura digitale industriale.
In linea con la più ampia svolta normativa europea verso trasparenza, sostenibilità e circolarità, i DPP mirano a rendere i dati sui prodotti più strutturati, accessibili e interoperabili lungo le catene del valore. Al tempo stesso, le informazioni contenute in un DPP possono variare a seconda del settore o del caso d’uso (ad esempio metriche di sostenibilità, riparabilità, storico della proprietà).
Superata la prima fase di attenzione, in cui la conformità era la protagonista, le aziende devono capire e concordare quali dati raccogliere, con quale struttura, chi potrà accedervi e come e quando verranno aggiornati durante il ciclo di vita del prodotto. Già questo rappresenta una sfida tecnica e organizzativa di primo piano.
Parallelamente, nell’ambito dell’infrastruttura finanziaria sta crescendo un secondo binario, con iniziative come Pontes e Appia in prima linea. L’obiettivo è chiaro: tokenizzare gli asset finanziari, guardando alle infrastrutture di mercato basate sulla Distributed Ledger Technology (DLT). In questa direzione, i meccanismi di regolamento sottoposti a vigilanza stanno passando dalla sperimentazione a modelli di interoperabilità più concreti.
Pontes è legato al lavoro della Banca centrale europea per collegare le infrastrutture di mercato basate su DLT ai servizi TARGET, consentendo il regolamento in moneta di banca centrale per le transazioni finanziarie all’ingrosso. Appia, a sua volta, richiama la sfida più ampia dell’interoperabilità tra piattaforme DLT, asset tokenizzati e infrastrutture dei mercati finanziari esistenti.
Queste iniziative non nascono come progetti legati al DPP, dato che provengono dal mondo del regolamento finanziario all’ingrosso e della finanza regolamentata. Eppure i due binari condividono una caratteristica strutturale: entrambi dipendono da dati affidabili, strutturati e basati su eventi. Ed è proprio qui che la loro convergenza diventa interessante.
Alcune implementazioni industriali offrono già parte degli elementi necessari a questa convergenza. KNOBS, ad esempio, ha sviluppato una piattaforma per il Passaporto Digitale di Prodotto per le batterie elettriche nel settore automobilistico, che supporta la tracciabilità di moduli e pacchi batteria lungo produzione, approvvigionamento dei materiali, logistica, manutenzione e fine vita. La piattaforma offre un accesso controllato alle informazioni sul ciclo di vita a soggetti quali produttori, operatori logistici, auditor e consumatori.
Un’implementazione di questo tipo non fornisce di per sé un regolamento finanziario automatizzato. Crea tuttavia il livello strutturato dello stato del prodotto su cui potranno essere costruiti futuri flussi finanziari condizionati. Una volta che determinati eventi del ciclo di vita sono sufficientemente verificati, governati ed esposti tramite interfacce controllate, potrebbero supportare operazioni come pagamenti graduali ai fornitori, attivazione delle garanzie, anticipo fatture o incentivi al riciclo.
In tal senso, un DPP può descrivere e aggiornare lo stato di un prodotto, ma non dovrebbe essere trattato come un motore di pagamento. Allo stesso modo, Pontes e Appia indicano la via di un regolamento tokenizzato e regolamentato, ma non sono piattaforme di supply chain. Tra questi due mondi serve dunque un Controlled Logic Layer (CLL), il cui compito è stabilire quali eventi di prodotto verificati siano abbastanza affidabili da attivare conseguenze finanziarie. In questo senso il CLL funge da livello intermedio di un’architettura a tre livelli.
Va evitato l’errore di pensare che DPP, Pontes e Appia, insieme al CLL, possano confluire in un unico sistema. Un’architettura credibile richiede infatti almeno tre livelli distinti: il livello dei dati, il Controlled Logic Layer e il livello di regolamento.
Il livello dei dati è quello in cui risiede il DPP, che registra le informazioni relative al prodotto. Ma pur contenendo dati importanti (ad esempio gli eventi del ciclo di vita e lo stato di conformità normativa), il DPP non va considerato automaticamente una fonte di verità: la sua affidabilità dipende da come i dati vengono creati, verificati, aggiornati e governati. Se nel passaporto entrano informazioni errate, tutte le decisioni si baseranno su dati sbagliati. È il cosiddetto problema dell’oracolo (oracle problem): un registro distribuito può garantire l’integrità dei dati on-chain, ma non può verificare che quanto vi è stato inserito rifletta la realtà fisica.
I registri distribuiti assicurano integrità e verificabilità dei dati, ma solo dopo che questi sono stati registrati nel registro. Grazie alla tecnologia blockchain, garantiscono che le informazioni inserite non vengano modificate, ma non che rappresentino fedelmente un evento del mondo reale. Di conseguenza, un DPP che attesta il rispetto di una soglia di sostenibilità è affidabile tanto quanto il sistema di certificazione, misurazione, identità e governance che sostiene tale attestazione.
Un esempio complementare di livello dei dati basato su blockchain è il lavoro di KNOBS sui certificati NFT per Alfa Romeo. In questo caso un veicolo fisico è associato a un certificato digitale persistente e verificabile, a supporto di informazioni su autenticità, provenienza e proprietà. Pur non costituendo un DPP completo né un flusso di regolamento automatizzato, dimostra un elemento fondamentale dell’architettura proposta: la possibilità di stabilire, per un singolo bene fisico, un’identità digitale ancorata alla blockchain. Tale identità potrebbe in seguito supportare trasferimenti di proprietà verificati, registri di manutenzione, attivazione di garanzie e altri servizi condizionati legati a stati autenticati del veicolo.
Il secondo livello è il CLL, dove i dati verificati provenienti dal DPP vengono confrontati e valutati rispetto a regole di business, contrattuali e normative. Tra le domande a cui questo livello deve rispondere figurano: «Il prodotto è arrivato?», «La conformità è stata confermata?», «Le credenziali sono valide?», «Serve ancora un’approvazione umana prima di rilasciare un’istruzione di pagamento?». Identità digitale e framework di fiducia svolgono qui un ruolo cruciale, perché possono garantire che le risposte a tali domande siano corrette.
Quanto all’implementazione di questa logica, i percorsi possibili sono due, più una soluzione combinata: si possono affidare le regole a smart contract oppure ricorrere ad approcci più tradizionali, basati su sistemi backend convenzionali. In molti casi reali sarà preferibile un approccio ibrido: gli smart contract garantiscono trasparenza, verificabilità e esecuzione vincolante per determinate condizioni, mentre i sistemi tradizionali offrono flessibilità, gestione delle eccezioni e integrazione con i flussi di lavoro aziendali esistenti.
Figura 1: il DPP fornisce i dati sullo stato del prodotto; il Controlled Logic Layer valuta se le condizioni predefinite sono soddisfatte; il livello di regolamento esegue l’istruzione finanziaria risultante attraverso un’infrastruttura regolamentata.
Il terzo livello è quello del regolamento, ossia l’infrastruttura finanziaria attraverso cui vengono eseguiti pagamenti e regolamenti. Pontes è un’iniziativa che sottolinea l’importanza del regolamento in moneta di banca centrale, in particolare in contesti all’ingrosso, dove definitività, gestione del rischio e fiducia istituzionale sono essenziali. Appia, dal canto suo, si concentra sulla sfida dell’interoperabilità delle transazioni tra piattaforme e infrastrutture.
In generale, per la maggior parte delle aziende l’opportunità strategica non consisterà nel costruire il livello di regolamento, compito che spetta a banche centrali e istituzioni finanziarie regolamentate, bensì nel capire come dati industriali, identità, logiche di conformità e istruzioni finanziarie possano collegarsi in sicurezza a tale livello.
La Figura 1 offre una sintesi visiva di questa architettura a livelli.
Per passare dal concetto all’implementazione, le aziende devono innanzitutto individuare gli eventi di prodotto abbastanza maturi da supportare operazioni finanziarie: non tutti i campi di dati di un DPP dovrebbero innescare un pagamento o rientrare in un atto contrattuale. Alcuni dati possono essere più utili per il reporting o per le valutazioni del rischio, e solo un sottoinsieme di eventi verificati dovrebbe collegarsi a flussi finanziari automatizzati o semiautomatizzati.
Il primo passo pratico è quindi la selezione del caso d’uso. L’azienda dovrebbe scegliere un evento circoscritto e ad alto valore, con una fonte affidabile, una regola di business chiara e conseguenze finanziarie limitate e controllabili. Ne sono esempi il pagamento parziale dopo una consegna confermata, l’attivazione dell’anticipo fatture dopo l’approvazione della conformità o la modifica dello stato di una garanzia dopo il completamento verificato di un intervento di manutenzione.
Tornando allo scenario delle batterie introdotto in precedenza, l’esperienza di KNOBS con i DPP per le batterie elettriche offre una base industriale concreta per esplorare il regolamento condizionato. Un DPP può registrare l’identità e lo stato del ciclo di vita di ogni modulo o pacco batteria, compresi gli eventi legati a produzione, spedizione, consegna, verifica di conformità, manutenzione e trasferimento a un operatore di riciclo autorizzato.
Un progetto pilota iniziale non dovrebbe cercare di automatizzare ogni interazione finanziaria collegata. Potrebbe invece concentrarsi su un singolo evento supportato da evidenze affidabili e associato a conseguenze finanziarie limitate. Ad esempio, una volta confermata la consegna e convalidata la documentazione di conformità richiesta, il Controlled Logic Layer potrebbe verificare le regole di business applicabili e avviare il rilascio di una tranche di pagamento predefinita.
Una successiva estensione potrebbe collegare gli eventi di fine vita verificati a incentivi al riciclo, restituzione di depositi o pagamenti legati alla responsabilità estesa del produttore (EPR). In questo modo il DPP passerebbe da registro di tracciabilità e conformità a interfaccia governata tra eventi fisici del ciclo di vita e processi finanziari programmabili.
Come illustra l’esempio delle batterie, il secondo passo consiste nel costruire una mappatura delle evidenze: definire quale tipo di evidenza serve per ciascun evento, chi è autorizzato a fornirla, come può essere verificata e per quanto tempo resta valida. Una conferma di consegna da parte di un operatore logistico, un certificato di sostenibilità rilasciato da un verificatore accreditato e un registro di manutenzione redatto da un tecnico autorizzato, infatti, non presentano lo stesso profilo di rischio: in ciascun caso sono richiesti un diverso livello di fiducia, di certezza sull’identità e di governance.
Il terzo passo è la progettazione dell’integrazione, ovvero il modo in cui il DPP esporrà o richiamerà i dati sullo stato del prodotto. Il CLL dovrà valutare le regole concordate e stabilire se le condizioni sono soddisfatte; solo allora l’istruzione finanziaria appropriata dovrà raggiungere il livello di regolamento. Per ridurre la complessità ed evitare di trasformare un’infrastruttura finanziaria in un database generico della supply chain, al livello di regolamento deve passare esclusivamente l’istruzione finanziaria, non l’intera storia del prodotto.
L’ultimo passo riguarda la gestione delle eccezioni. Le supply chain reali sono tutt’altro che lineari: le spedizioni subiscono ritardi, i certificati scadono, i lotti vengono suddivisi o danneggiati, i prodotti vengono resi. Tutto ciò dà origine a contestazioni. Un’architettura credibile deve quindi prevedere la revisione umana, insieme a strumenti aggiuntivi come segnalazioni di contestazione, tracce di audit e procedure di rollback o compensazione, ove opportuno. La programmabilità deve ridurre le inefficienze operative, non eliminare la governance dal processo.
Non è realistico aspettarsi che questa convergenza si affermi ovunque contemporaneamente e con lo stesso grado di maturità. Qualità dei dati dei DPP, responsabilità legali, accesso all’infrastruttura di regolamento e governance settoriale matureranno in modo disomogeneo. Per questo i progetti pilota devono concentrarsi su flussi circoscritti e ad alto valore, anziché tentare di automatizzare per intero il processo della supply chain.
I DPP vengono spesso presentati come un obbligo di conformità. Pontes e Appia appartengono al mondo delle infrastrutture di regolamento vigilate, mentre la tokenizzazione viene discussa come un’innovazione dei mercati finanziari. Se considerati isolatamente, questi sviluppi appaiono slegati. Combinati, però, suggeriscono un’opportunità importante: le catene del valore potrebbero muoversi verso un futuro in cui dati di prodotto, crediti finanziari e meccanismi di regolamento siano collegati in modo più stretto.
La decisione strategica non riguarda soltanto se adottare una soluzione basata su blockchain per i propri pagamenti e prodotti, ma quali azioni debbano diventare possibili quando un prodotto raggiunge uno stato verificato.
Per rispondere in modo efficace a questa domanda non bastano conoscenze tecniche: occorre combinare competenze in materia di normativa di prodotto, identità digitale, architetture DLT, infrastrutture finanziarie, interoperabilità e governance. Una combinazione ancora rara: ed è proprio in questo spazio che consulenza strategica e attività di integrazione possono creare valore.
In questa prospettiva i DPP possono diventare ben più di un adempimento normativo: possono diventare un’interfaccia di dati affidabile tra l’economia fisica e l’infrastruttura finanziaria programmabile. In tal caso le supply chain del futuro saranno non solo più trasparenti, ma anche più reattive, verificabili e integrate dal punto di vista finanziario.
I prodotti non si pagheranno letteralmente da soli, ma il loro stato digitale verificato potrebbe determinare sempre più spesso quando, come e a quali condizioni avvenga un pagamento.